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Il comune di Pontestura appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Alessandria

Chiesa Parrocchiale di Sant'Agata (Sec. XII)

Nome Descrizione
Indirizzo Corso Roma n.41
Telefono 0142.466204
Si trova in corso Roma, nel centro del paese. Fu fondata nel 1140 da Guglielmo di Camino, forse in un sito di Sturia (o villa vecchia di Pontestura) diverso dall'attuale; la dedica originaria era ai Ss. Gregorio, Nicola e Agata. Fra il 1145 e il 1187 fu acquisita dai canonici di S. Croce di Mortara [KEHR 1914, pp. 46-47; BSSS 42, I, regesto n. 66, p. 105; FONSECA 1966, p. 381; BSSS 198, p. 200], che la mantennero fino al 1449, quando la congregazione dei Mortariensi si estinse e fu assorbita dai Lateranensi. Nel sec. XVI alcuni documenti attestano la dipendenza di S. Agata dai Lateranensi di Mortara, altri dai Lateranensi di Crea (forse ai primi spettava il priorato, ai secondi la cura delle anime). Dal 1581 il diritto di Mortara della nomina del priore di Pontestura non sussisteva più: fino alla soppressione dei Lateranensi (1798) i priori di Pontestura furono dipendenti da Crea, e alcuni di loro passarono poi a coprire la carica di abate di Crea [MACCONO 1928, pp. 123-33]; dopo la soppressione la competenza giuridica della parrocchia di Pontestura passò direttamente alla diocesi di Casale. La costruzione della chiesa attuale risalirebbe al 1248, secondo l'indicazione di un'iscrizione su pietra murata in facciata [NICCOLINI 1877, p. 499; AD 1974, p. 116: data errata]. Restauri nel 1754. Negli anni '90 del sec. XVIII fu riedificata la sacrestia [CALVO 2010, p. 144]. Verso la fine del sec. XIX fu rialzato il campanile con la cella campanaria. Il concerto di campane venne fuso dalla ditta Mazzola nel 1900. Nel corso di restauri del 1913-14 il prof. Chiapasco decorò la volta, che in precedenza era in mattoni a vista. Il pavimento fu rifatto nel 1927. Nel 1930 furono acquistati sei lampadari per le navate [AD 1974, p. 116; CATTANEO 1985, pp. 37-38]. La facciata venne completamente riplasmata su progetto di Vittorio Mesturino del 1929: i lavori, terminati nel 1932, comportarono rimozione dell'intonaco, ripristino dei mattoni mancanti o deteriorati, riapertura di due finestre circolari laterali e del rosone centrale antichi con evidenziazione della bifora soprastante, coronamento ad archetti pensili intrecciati e ricostruzione di cinque pinnacoli con materiale ceduto dal comune di Rivoli [VISCONTI 2000, pp. 92-93]. Il campanile fu restaurato nel 1985-86. Un restauro conservativo della facciata fu realizzato negli anni 1997-98 [AD 2002, p. 172]. Nel 1911 la chiesa venne elencata tra gli edifici monumentali nazionali, con segnalazione della vasca battesimale per immersione [ALESSANDRIA 1911, p. 38].

Piccolo sagrato composito, in ciottoli di fiume bianchi e neri, col trigramma IHS e la data «1930» [NOVO 1996, p. 72], restaurato per il giubileo del 2000 [AD 2002, p. 172]. La facciata a salienti in mattoni a vista e corsi di arenaria, è tripartita da quattro robuste paraste e culmina con cinque pinnacoli in cotto. Bel portone ligneo settecentesco. Nella lunetta del portale c'è un dipinto murale, opera di Mario Gilardi (1957). Un concio di arenaria murato in facciata riporta le date 1248 e 1754 (o 1734) corrispondenti alla costruzione e al restauro della chiesa. Coronamento ad archetti sagomati intrecciati in cotto, che corrono anche lungo le pareti laterali; sul fianco destro una fascia sottostante in arenaria presenta un breve tratto incompiuto di decorazione scolpita a girali. Da ciascun lato sporgono simmetricamente gli ampliamenti di tre cappelle. Sul fianco sinistro del presbiterio si innalza la bella torre campanaria a sezione quadrata, con orologio (Trebino).

Interno grandioso a tre navate, divise da pilastri cruciformi che hanno capitelli a fogliami con piccoli scudi. La navata centrale si collega al presbiterio e all'abside rettangolare, in cui è sistemato un coro ligneo (sec. XVIII). Altare maggiore settecentesco in marmi policromi. L'altare rivolto al popolo è costituito da una vasca in pietra a forma di parallelepipedo che serviva per il battesimo ad immersione [AD 1991, p. 174], sulle cui pareti verticali, ciascuna divisa in due campi da tozze colonnine in rilievo, vi sono fregi scolpiti in modo rozzo: una ruota a cinque raggi, un fiore a dieci petali, un personaggio a braccia levate sorreggente un candelabro o un tridente, un pesce, un cervo, un serpente mostruoso, un intreccio, e una iscrizione con caratteri in uso nel sec. XIV, di cui è ancora leggibile: «[...] | XIIII mo | (naster)io Lo[...]ii | Frater Hen | ricus de Pa | pia fecit | fieri vere». All'arco sovrastante è appeso un grande Crocifisso. Il presbiterio è chiuso da una bella balaustrata di marmo nero e rosa (sec. XVIII) che abbraccia anche gli altari di testata delle navate laterali e le ultime cappelle laterali.

Tratto da: "Monferratoarte", http://www.artestoria.net/book_0_1.php?loc=62&alfa=P.

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